venerdì, gennaio 27, 2006

Miei cari genitori,

se il cielo fosse carta e tutti i mari del mondo inchiostro, non potrei descrivervi le mie sofferenze e tutto ciò che vedo intorno a me.
Il campo si trova in una radura. Sin dal mattino ci cacciano al lavoro nella foresta. I miei piedi sanguinano perché ci hanno portato via le scarpe… Tutto il giorno lavoriamo quasi senza mangiare e la notte dormiamo sulla terra (ci hanno portato via anche i nostri mantelli).
Ogni notte soldati ubriachi vengono a picchiarci con bastoni di legno e il mio corpo è pieno di lividi come un pezzo di legno bruciacchiato. Alle volte ci gettano qualche carota cruda, una barbabietola, ed è una vergogna: ci si batte per averne un pezzetto e persino qualche foglia.
L’altro giorno due ragazzi sono scappati, allora ci hanno messo in fila e ogni quinto della fila veniva fucilato… Io non ero il quinto, ma so che non uscirò vivo di qui. Dico addio a tutti, cara mamma, caro papà, mie sorelle e miei fratelli, e piango…

(lettera scritta in yiddish da un ragazzo di 14 anni nel campo di  concentramento di Pustkow)

PER NON DIMENTICARE MAI

Vorrei condividere le mie emozioni anche in un altro modo, che sento più mio. Casse a palla e

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un abbraccio
celestez

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sabato, gennaio 21, 2006
Così quasi tutti gli uomini grandi sono modesti: perché si paragonano continuamente, non cogli altri, ma con quell'idea del perfetto che hanno dinanzi allo spirito, infinitamente più chiara e maggiore di quella che ha il volgo; e considerano quanto sieno lontani dal conseguirla. Dove che i volgari facilmente, e forse alle volte con verità, si credono avere, non solo conseguita, ma superata quell'idea di perfezione che cape negli animi loro.
(G. Leopardi)
postato da: celestez alle ore 22:58 | Permalink | commenti
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giovedì, gennaio 12, 2006

"Sto qui scaraventato in questo al di là da laico, senza paradisi nè inferni, senza troppe pretese, e penso: politica, amministrazione, patrimoni, business, lotte intestine fra fazioni, lobbies, razzismo, di canio che fa il saluto romano, ancora.
Bambini.
Cultura e non cultura, il dio degli ayatollah e il dio dei cristiani, guerre stermini stragi...
E a ogni giro di vite una biblioteca di libri da imparare a memoria e tutta la treccani della vita, tutti i conflitti, le istigazioni a delinquere, i funerali di stato, le vedove e gli orfani, ustica, che è come se non fosse mai accaduta per la nostra ineffabile magistratura
Tutto, assolutamente tutto, poteva essere evitato da una semplice consapevolezza collettiva ma adulta, sanguigna, ardita: avevamo un disperato bisogno di tenerezza.
Questa tenerezza unica e solitaria chiave che ci consente di scardinare l'angoscia di essere liberi, sofferenti, vivi, di essere indifesi, tutti destinati a un macello imparziale, a questa grande macabra democrazia della quale io qui faccio spettacolo.
Perchè io cercherò di darvela questa tenerezza, per come posso, da zombie. Ma non lo faccio solo per voi, non solo almeno. Penso a me, penso a istruire qualcuno sulle carezze, perchè nessuno, mi sembra, che sappia o voglia più darle.
E ne avrei bisogno e non sai quanto, anch'io di zombie... ma voi che ne sapete!
Tutti le attendiamo queste dannate carezze, questi angeli fuggevoli, e non ricevendole aggrediamo.
Beh bisogna ricostituire un fronte universale della tenerezza che porti sollievo a un mondo di bambini grinzosi, in modo da placarne l'ansia omicida, perchè siamo tutti sulla stessa traiettoria di tiro. I cecchini sono travestiti da varie ideologie ma ce n'è una segreta che li acomuna tutti e li rende pericolosi tiratori scelti si chiama disperazione di non essere amati, preludio ineluttabile all'essere armati.
Dietro ogni atto di terrorismo dietro ogni aberrazione della storia in fondo non c'è altro che un amore mancato."
(diego cugia - zombie 11/01/2006)

un abbraccio
celestez

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